Il Giorno del Gioco

XIV Edizione del Giorno del Gioco (1-8 maggio 2019) – Riflessione sul tema:

“Il GIOCO: la chiave del TEMPO”

Ancora oggi, il gioco è percepito come “passatempo”, attività infruttifera e non redditizia, di svago e, forse, addirittura immorale. Non basta fare buon viso a cattivo gioco. Possiamo dire che il gioco è un apparato che ci consente di alterare in tempo reale le categorie trascendentali di spazio e tempo. Nella XIV edizione del Giorno del Gioco si vuole cercare di indagare il rapporto tra TEMPO e GIOCO, un binomio fantastico per dirlo alla Rodari. Tempo di gioco, tempo in gioco. Il gioco che può vivere al di fuori del tempo. Molti pensatori hanno indagato sulla connessione tra il GIOCO e il TEMPO. «Il tempo è un fanciullo che gioca, che sposta i pezzi sulla scacchiera: di un bambino è il regno.» Così Eraclito si esprimeva riguardo al tempo: immagine misteriosa, che associa la leggerezza del gioco, la casualità di un lancio di dadi all’inevitabilità del tempo e al mistero del suo scorrere. In tempi più vicino a noi, Giorgio Agamben afferma che la distanza nel tempo, che provoca la dimenticanza del mito originario, dà adito al gioco di sostituirsi al rito, nello stesso modo gli oggetti antichi di cui si è perso la nozione d’uso e dei quali il bambino si appropria riducendoli a giocattoli, mostrano la funzione generativa che il tempo esercita sui giocattoli stessi. Infatti molti giochi infantili derivano da antichi riti che i bambini riprendono e trasformano. La trottola e la scacchiera erano in origine strumenti divinatori, così come il girotondo era un rito matrimoniale. Giocare con la palla riproduce la lotta degli dei per il possesso del sole. Se la realtà è tempo dell’orologio, allora il gioco è una liberazione dal tempo dell’orologio che conduce in un altro tempo.

Tutti sappiamo che è difficile distrarre e far staccare dalla propria situazione il bambino immerso nel proprio gioco perché la temporalità che viene realizzata nel gioco è per lui una specie di stupefacente. È un altro uso del tempo. Il gioco, come anche la musica, la danza e l’arte, hanno questo potere liberatorio sul tempo. Possiamo dire che il gioco è la chiave per liberare il tempo e farlo diventare tempo libero non occupato da impegni, il tempo dell’ozio creativo, dove il termine ozio è inteso come nell’antichità, “otium”, che indicava un’occupazione volta alla riflessione e si contrapponeva al concetto di “negotium”, che intendeva un’occupazione delle proprie cose (famiglia, lavoro ecc.).

persistenza-memoriaPer cercare l’ispirazione prima di dipingere, Salvador Dalì usava una tecnica interessante. uando era stanco, si sedeva su una poltrona, tenendo una chiave in mano, e metteva per terra, sotto la mano in cui teneva la chiave, un piatto di vetro. Nell’entrare in una fase di dormiveglia – e nel rilassare i muscoli – faceva cadere la chiave, che produceva rumore sul piatto, tanto da svegliarlo proprio in quella fase in cui alcune immagini oniriche avevano iniziato a scorrergli nella mente. Si metteva quindi subito a dipingere, raccogliendo le suggestioni che il pensiero diffuso e il dormiveglia gli avevano suggerito. Ecco da dove nascono, tra gli altri, i suoi famosi orologi liquefatti, riportati nel famoso quadro La persistenza della memoria esposto al MOMA di New York.

Ma come è oggi il tempo dei nostri bambini? Spesso è un tempo pieno: sia a scuola, per la durata della giornata scolastica che dopo la scuola, dove di frequente i compiti e le attività pomeridiane per lo più scelte dai genitori si susseguono fino all’ora di cena, riportando i bambini stanchi a casa e ai loro giochi. Un’indagine effettuata su un campione di 12.000 genitori in dieci tati ha riscontrato che un terzo dei bambini (dai 5 ai 12 anni d’età) passa ogni giorno meno di trenta minuti all’aperto. Cioè i bambini passano all’aperto meno tempo dei carcerati. I bambini giocano all’aperto solo la metà del tempo rispetto a quanto ne trascorrevano i genitori. Stiamo dando vita a una generazione “asociale, priva di immaginazione e inattiva”. Vi è un tempo in cui il bambino è libero di scegliere cosa fare? Vi è un tempo in cui liberamente gli adulti, che sono accanto ai bambini, giocano insieme? Spesso ci manca il tempo, il coraggio, la voglia di accompagnare i nostri figli nei loro percorsi di libertà.

Possiamo sicuramente lanciare una proposta: Non regaliamo giocattoli ai bambini ma regaliamo TEMPO. Fabrizio Caramagna in tal senso ci regala questa bellissima massima: “Affidare l’orologio della propria vita nelle mani di un figlio, in un pomeriggio di giochi quando lo si riprende è di nuovo luminoso e segna tutti i secondi” …

la chiave del tempoKorczak, nel suo saggio “Il diritto del bambino al rispetto”, afferma che bisogna rispettare il tempo dei bambini, che è il presente. Cioè il tempo opportuno, kairós per i greci. Che lo contrapponevano a krónos, ovvero il tempo di necessità. Raffigurato, non a caso, come un dio che divora gli uomini. Espressione della Storia. Come nella teoria della relatività di Einstein, la dimensione naturale del bambino è lo spazio-tempo. Il bambino, quando gioca, vive il suo tempo opportuno e il suo spazio proprio, cioè la sua proprietà. Che per lui sono gli affetti. Il bimbo piccolo gioca con un pezzo di legno e lo trasforma con la sua fantasia sfrenata in un sottomarino. Non gli importa nulla di ricevere per regalo il modellino di un sottomarino. La proprietà, per come la intendiamo noi adulti, non gli interessa. Al bimbo manca la materialità. Il proprio valore è l’affetto. Ricordiamo che il giocattolo più prezioso per un bambino sono i genitori e il tempo che loro gli dedicano. Allora anche una coperta sotto cui nascondersi o un aeroplano di carta possono diventare magici. Non c’è bisogno di diventare degli animatori per i propri figli, basta imparare a sfruttare tutte le possibilità di gioco che la quotidianità offre.

Anche la scuola dovrebbe contrastare i miti della velocità, dell’accelerazione e della competizione, che caratterizzano oggi la società del “selvaggio web”, in cui le regole sono ancora confuse e poco interiorizzate. Zavalloni con la Pedagogia della lumaca dichiarava “Perdere tempo è guadagnare tempo”. Perché il tempo dedicato al gioco non è mai tempo sprecato, e nelle nostre scuole non si gioca abbastanza. Educare vuol dire educare a essere liberi, e il tempo libero è, per definizione, un tempo di libertà, un tempo per la gratuità, la bellezza, il dialogo, il gioco. Il fattore temporale assume un’importanza decisiva anche nel determinare il modo d’uso dei luoghi pubblici: la stagione, il giorno della settimana e la fascia oraria di frequentazione incidono sulle attività che le persone vi svolgono, sull’età degli utenti e sull’affluenza complessiva. Potrebbe essere interessante per esempio progettare e gestire l’utilizzo delle strutture scolastiche al di fuori del normale orario di lezione, trasformando le scuole in veri e propri poli di aggregazione di ragazzi e adulti che si incontrano nel proprio tempo libero costruendo degli avamposti ludici delle istituzioni nel territorio.

“Qualcuno ha chiesto ma “quanto tempo ci vuole per avere tempo?” C’è un detto africano bellissimo che dice: “Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo”, un proverbio così immediato così facile ma che ha una un grande intrinseco significato. Quel voi si riferisce a noi, che viviamo nelle grandi città industrializzate, sempre connessi a qualsiasi forma di comunicazione, sempre occupati; quel noi è invece riferito agli abitanti del continente africano, abituati a uno stile di vita completamente diverso dal nostro e, a quanto pare, pieno di… tempo! Insomma il tempo è ciò che di più bello e prezioso c’è e va utilizzato nel migliore dei modi. Abbiamo gli orologi, ma non abbiamo il tempo. Che ne facciamo del nostro smartphone, delle nostre memorie con tanti giga pronte a salvare ogni cosa, se poi non siamo in grado di fermarci un attimo a godere del nostro tempo? Allora ricominciamo a ritrovare noi stessi, a giocare a perdere il tempo, ingabbiando gli orologi o a fermare il tempo nel radioso presente infinito del gioco, ad aprire la possibilità di momenti creativi, a rigenerare il tempo, ad esprimere la nostra gioia di connetterci in modo più profondo con il meglio che c’è in noi e negli altri. Se la vostra vita è diventata triste, il gioco le ridarà felicità. Come diceva Freud, la vita è amore e lavoro. Il gioco va oltre queste cose, le riempie di vitalità e ferma la lancetta del tempo.

IL GIOCO È LA CHIAVE PER LIBERARE IL NOSTRO TEMPO!

PlaytimeLogo_largeIl tema meriterebbe ulteriori approfondimenti, ma il tempo a nostra disposizione viene meno. “Un bel gioco dura poco”. Ci fermiamo qui: Time’s up, per il momento game is over … È il momento del playtime. E come non celebrare l’ozio, nella festa dedicata ai lavoratori?!. Allora vi aspettiamo a San Giorgio a Cremano per rigenerare tutti il nostro tempo nella SETTIMANA DEL GIOCO che andrà dall’1 maggio all’8 maggio 2019.

Arch. Francesco Langella

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ITALIANO

XIV edizione del Giorno del Gioco
Bando n° 1 campagna scuole 2019

 

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SPAGNOLO
8 Mayo 2019 XIV Edicìon DIA DEL JUEGO